Nel corso degli ultimi decenni stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione nel modo di pensare e approcciare l’autismo: si sta passando dalla visione tradizionale che vede l'autismo come un disturbo o una patologia alla considerazione che invece l’autismo rappresenti uno dei tanti modi in cui può funzionare la mente umana: una condizione del neurosviluppo che rispecchia un diverso funzionamento cerebrale rispetto a quello neurotipico e che si manifesta con precise peculiarità sia a livello socio-comunicativo che di interessi e comportamenti. Accanto alla difficoltà nel riconoscere e comunicare le emozioni nei modi comunemente intesi, alla differente sensibilità di elaborazione degli stimoli sensoriali, alle peculiarità nell’empatia, agli interessi particolari o semplicemente perseguiti con molta intensità, alla forte necessità di routine, rituali e abitudini che regolino il quotidiano, troviamo capacità di concentrazione immersive, un’attenzione per i dettagli, la grande onestà e il forte senso etico, il pensiero per immagini. Gli stereotipi sono difficili da scardinare e il messaggio più difficile da far passare è che ogni persona nello spettro è diversa da tutte le altre, esattamente come accade per le persone neurotipiche.
Fortunatamente il dibattito si impreziosisce dei contributi e delle testimonianze di autistici adulti senza disabilità intellettiva, che raccontano di come il funzionamento cognitivo nella norma molto spesso abbia confuso e ostacolato un corretto inquadramento diagnostico nell’infanzia e nell’adolescenza, costringendoli a vivere in un mondo che non si comprende e da cui non si è compresi, con il generarsi di uno stress cronico che si protrae per molti anni e che può determinare facilmente l’insorgenza di una psicopatologia associata, come disturbi dell'umore o d’ansia.
Da adulti, si incontrano ambienti lavorativi che sollecitano le atipie sensoriali, tipiche dell’autismo: luci al neon, rumori forti, ambiente caotico, generano ansia ed un rapido esaurimento “energetico” per cui spesso si ha bisogno di forme di isolamento importanti per recuperare le energie. Spesso sono persone tacciate di avere un brutto carattere, che contravvengono al rispetto delle comuni regole sociali implicite e per questo si ritrovano a gestire infinite situazioni di incomprensioni e fraintendimenti. Così, capire e conoscere il proprio peculiare funzionamento mentale significa ridurre i meltdown (tracolli emotivi che si manifestano con scoppi di pianto o rabbia incontrollata) che esplodono in risposta a situazioni stressanti a cui si somma il sovraccarico sensoriale di cui spesso non si ha consapevolezza; e fornisce una comprensione degli shutdown (lo spegnimento), cioè quella risposta alla sopraffazione che porta a rifiutare l’interazione, a staccarsi dal mondo circostante, e ad evitare attivamente ciò che non si è più in grado di gestire.
Tanti tratti autistici (come, ad esempio, il fastidio per rumori forti e improvvisi, il disagio nelle relazioni sociali o dello stare in mezzo alla folla, il fastidio per le luci forti o per il suono di una persona che mastica) sono comunemente presenti anche nei neurotipici, ma la differenza sta sia nella concentrazione di più caratteristiche che, in particolar modo, nell'intensità con cui si esprimono tali da ostacolare un sereno svolgimento di una vita normale e compromettere la qualità di vita di una persona e di chi vive con lei.
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